L’artigiano del cuoio

Quando parliamo di “cuoio” e “pelle” non sempre abbiamo la piena consapevolezza del significato effettivo dei due termini. La pelle, quando subisce il processo di conciatura, indipendentemente dai prodotti chimici utilizzati per la lavorazione, prende il nome di cuoio. I due termini nella lingua inglese convergono nella sola parola “leather”, identificando sia la pelle dell’animale, sia il risultato ottenuto dopo la concia. Nella lingua italiana invece, il sostantivo “cuoio” A? solitamente utilizzato per indicare il prodotto per suola o in generale prodotti piA? spessi e rigidi.
La lavorazione del cuoio risale ai tempi preistorici, quando l’uomo primitivo utilizzava le pelli degli animali che cacciava per nutrirsi come protezione contro freddo e intemperie. Fu probabilmente per caso che i primitivi si accorsero che le pelli, esposte al fumo dei fuochi, ritardavano il naturale processo di putrefazione, inevitabile per un materiale organico proteico. CosAi?? facendo, l’uomo aveva scoperto la “concia delle aldeidi”, un processo che sfrutta una classe di composti chimici di cui il fumo A? ricco, alcuni dei quali utilizzati ancora oggi. http://www.nygatan16.se/?p=8524
Allo stesso modo forse, i primitivi scoprirono la “concia al vegetale” con tannini quando si accorsero che una pelle, a contatto con acqua e foglie o legno, si colorava di marrone e durava piA? a lungo. Infatti foglie e legno contengono tannino vegetali che, assorbiti dalla pelle, ne producevano la concia. Questo processo fu il principale metodo di conciatura fino alla seconda metAi?? dell’Ottocento, quando solo una piccola parte di pelli destinata a fini di lusso era conciata con allume, metodo utilizzato ancora oggi. A? da notare come molti aspetti della conciatura delle pelli siano rimasti sostanzialmente invariati nel tempo, come l’uso della calce per ottenere la depilazione delle pelli (metodo che deriva dalla constatazione che il pelo si staccava facilmente a contatto con le pietre utilizzate per costruire il focolare, composte di calcare, che ad alte temperature si trasforma in calce viva). L’arte della conciatura si protrasse quindi nei secoli: Romani e Greci costruivano scudi e corazze con un tipo di cuoio particolarmente duro conciato al vegetale, gli Arabi invece si concentrarono sull’aspetto piA? creativo del cuoio, decorazioni, rilievi decorativi, lamine d’oro e pigmenti. Durante il Rinascimento anche in Italia si sviluppA? l’arte di lavorare e decorare il cuoio sia per oggetti di lusso (articoli da viaggio, tappezzerie, sedili, per rivestire paretiai??i??) sia per manufatti di uso piA? popolare come calzature, sebbene restavano un prodotto piuttosto costoso e non accessibile a tutti. Proprio a questo periodo risalgono alcuni tipi di cuoio che prendevano nome dalla loro provenienza geografica o dalla tecnica di produzione: cuoio di Russia o bulgaro, cuoio bollito, cuoio maschereccio, cuoio grasso, cuoio glacAi??.
Le tecniche di conciatura hanno subito dei miglioramenti: la scoperta della “concia al cromo” di fine Ottocento e la meccanizzazione nelle concerie hanno contribuito a produrre tipi di cuoio migliori e differenziati, di velocizzarne la produzione rendendolo piA? economico. http://mindfulparenthood.org/lincocin-for-sale/
Anche in Abruzzo la lavorazione del cuoio ebbe notevole importanza, specie all’Aquila dove ancora oggi alcuni artigiani producono selle per cavalli che vengono esportate in tutta Europa. Questa regione infatti, conserva nelle mani esperte degli artigiani locali la conoscenza delle tecniche tramandate da secoli, la maestria nel decorare, colorare e trasformare in creazioni originali ed esclusive la materia prima.

http://heritagesofas.co.uk/?p=11877

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