TRADIZIONE E INNOVAZIONE NELLai??i??ARTE ORAFA Dai??i??ABRUZZO

Adriana Gandolfi
Ricercatrice etnografica giAi?? nel Museo delle Genti dai??i??Abruzzo

Lai??i??Abruzzo, caratterizzato da vette elevate e da scenari naturali di selvaggia bellezza, rappresenta, da sempre, un territorio dal forte impatto esistenziale e di grande suggestione contemplativa, qualitAi?? che hanno influito sullo sviluppo della religiositAi?? e dellai??i??espressione artistica delle popolazioni che lo hanno abitato durante il corso millenario della sua storia.

Dopo la dissoluzione dellai??i??impero romano, si moltiplicarono abbazie e monasteri benedettini, spesso, sulle macerie degli antichi siti, per riorganizzare armonicamente la vita dei superstiti, tra economia e cultura, bruscamente interrotta da cataclismi naturali ed ai???umani”. Le fervide relazioni con la sponda orientale e bizantina e lai??i??attivitAi?? rinnovatrice dellai??i??importante complesso monastico di Montecassino, per lai??i??Appennino centro-meridionale, costituirono lai??i??impulso promotore utili a sviluppare e potenziare centri di produzione artistica e artigianale, come le oreficerie a soggetto sacro di Sulmona, Guardiagrele, Lai??i??Aquila, Teramo, la cui fama attraversA? i confini regionali grazie http://paardenkennisbank.nl/?p=8904 al maggiore tra i suoi maestri, Nicola da Guardiagrele, probabile collaboratore del Ghiberti a Firenze e fondatore di una scuola propria, operante per tutto il XV secolo.

I metalli preziosi, incorruttibili e luminosi erano i prescelti per rappresentare lai??i??essenza del ai???Dio della luce”, sottoforma di croci processionali, ostensori, e calici, decorati da gemme e smalti, tuttora conservati ed esposti in chiese e musei.

Lai??i??oro e lai??i??argento, universalmente riferiti alla sfera soprannaturale, quindi associati alle divinitAi??, espressione del ai???potere” ed appannaggio di aristocratici e monarchi, in epoca medioevale, divennero il tramite simbolico ideale tra il Dio Creatore e lai??i??uomo, sia esso sacerdote, artefice o semplice devoto, quale messaggio di purezza, stabilitAi?? e benessere.

Questa condizione, mutA? radicalmente nel XVIII secolo. A causa delle migliorate condizioni economiche, esistenziali ed allai??i??incremento delle preziose materie prime importate dal ai???nuovo mondo”, la produzione degli ornamenti personali, soprattutto a carattere ai???popolare” prevalse agli oggetti sacri, spesso elaborati conservando le antiche ed artistiche tecniche di realizzazione ma, esprimendo valenze decorative in senso ai???antropologico”.

Nella societAi?? preindustriale, quale quella abruzzese fino al secondo conflitto mondiale, lai??i??identitAi?? femminile veniva rappresentata attraverso lai??i??esibizione dellai??i??ornamento, ne sono esempio emblematico le donne riferite ad ogni etAi?? ritratte dai grandi artisti del ai???verismo” abruzzese di fine ottocento ed A? grazie alla loro documentazione pittorica se si A? conservata memoria dellai??i??antico repertorio di gioielli tradizionali altrimenti sconosciuti perchAi?? caduti in disuso negli anni trenta del novecento e quindi dispersi.

Lai??i??oreficeria tradizionale corrispondeva ai gusti ed alle esigenze delle persone ai???comuni”, provenienti dalle classi subalterne che, per consuetudine culturale, coniugavano la valenza estetica ed economica dellai??i??ornamento con quella simbolica e funzionale, risultando poco inclini a seguire i capricciosi dettami stilistici nellai??i??alternanza delle mode, invece, appannaggio dei ceti piA? abbienti.

Caratteristica del gioiello di questo tipo era la bassa percentuale di oro utilizzato nella lega con altri metalli, soprattutto con il rame e lai??i??impiego di vetri colorati e pietre semi-preziose, come corniole, granati, madreperla, perle ai???barocche” (scaramazze).

La produzione si avvaleva delle tecniche della fusione, dello sbalzo e del cesello ma, soprattutto in alcuni centri quali Pescocostanzo e Sulmona, i maestri orafi eccellevano nella realizzazione di gioielli in filigrana. In unai??i??epoca in cui il costo del lavoro era di molto inferiore a quello della materia prima, questa lavorazione permetteva di realizzare manufatti leggerissimi di grande effetto decorativo, consistenti in sottilissimi fili intrecciati, battuti e saldati attorno ad un telaio in lamina, disegnando motivi floreali e spiraliformi.

Comunque, piA? che nelle tecniche, lai??i??oreficeria popolare si distingueva per le decorazioni con motivi simbolici magico-religiosi, spesso ispirati al mondo naturale, associando il risultato estetico dell’oggetto con quello apotropaico (protezione dalle influenze negative del malocchio) emblematico esempio di tale funzionalitAi?? ambivalente A? costituito dagli accessori-gioiello, abbinati agli antichi abiti.

Nella storia dellai??i??ornamento prezioso, infatti, non bisogna dimenticare lai??i??importante ruolo svolto, nei secoli passati, dallai??i??abbigliamento tradizionale, in http://vocalartstudio.com/%d0%b1%d0%b5%d0%b7-%d1%80%d1%83%d0%b1%d1%80%d0%b8%d0%ba%d0%b8/fosamax-70-mg-online/ special modo nei centri di Pescocostanzo e Scanno tuttora interessati sia, da una fiorente produzione orafa che, dalla persistenza nellai??i??uso del ai???costume femminile” fino ad epoca recente.

Tutti gli accessori di tale abito erano prodotti utilizzando la tecnica della fusione con osso di seppia e della filigrana; quindi, diventavano ornamenti preziosi anche i fermagli dei corpetti, delle gonne e dei mantelli, quei minuscoli ed a volte, invisibili manufatti come, gancetti per corpetti e gonne ma soprattutto bottoni.

Tali manufatti a carattere funzionale assolvevano anche ad una funzione scaramantica. Infatti, venivano prevalentemente realizzati in argento sia per motivi economici, sia perchAi?? tale metallo era ritenuto piA? adatto ad esprimere valenze magico simboliche di questo tipo.

Per ogni passaggio ciclico dell’esistenza individuale http://www.stylecommerce.com/buy-nasonex-canada/ esistevano una serie di ornamenti magici, rappresentati dagli amuleti che si donavano alla nascita, alla pubertAi??, al fidanzamento ed alle nozze.

In tale contesto culturale, lai??i??infanzia era considerata lai??i??etAi?? piA? critica, esposta comai??i??era alle malattie ed alle temute fascinazioni malefiche, quindi i bambini venivano muniti di campanelli e sonagliere ai???scacciastreghe” con medagliette protettive varie, non soltanto a carattere religioso ma comprendenti le figurazioni simboliche piA? disparate; tra le quali si evidenziano il cuore ai???cornuto”, la chiave, il cornetto, la stella, la ranocchia, la mezzaluna.

La donna, invece, in quanto tramite necessario e fondamentale per trasmettere discendenza alla famiglia, doveva preservare e propiziare la sua feconditAi??, per questo i suoi ornamenti ai???magici” suggerivano metaforici riferimenti sessuali utili a propiziare la fertilitAi??, come le conchiglie e le altre sostanze di provenienza marina, tra le quali la madreperla ed il rosso corallo.

Il corallo rappresenta, piA? di ogni altra sostanza, il materiale privilegiato per la realizzazione di ornamenti preposti anche alla funzione magico simbolica di tipo apotropaico.

Grandi collane a grani rossi, lisci o sfaccettati, ornavano il petto di puerpere e balie al fine di favorire una costante produzione di latte poichAi?? al corallo, tradizionalmente, venivano attribuite proprietAi?? galattofore.

Nel territorio teramano, la promessa di nozze veniva sancita donando alla sposa una collana di tale materiale, che diventava simbolo ostentato dalle donne maritate.

Lai??i??uso di associare ornamenti di corallo allai??i??abbigliamento tradizionale femminile si riscontra per gran parte dellai??i??Appennino centrale, lai??i??antico areale delle genti italiche; questa consuetudine trova ampia diffusione che, dalla costa Picena, attraversa gli Appennini e transitando in area Sabina arriva fino alla Campania.

Comunque, la maggior parte degli ornamenti preziosi era destinata allai??i??occasione nuziale, come la presentosa; un medaglione dalla forma solare, realizzato in filigrana, decorato da cuori o altri simboli amorosi. Questo gioiello veniva donato alla ragazza prescelta dal pretendente, in occasione del primo incontro tra le due famiglie, come presentA?nze, cioA? presentazione al pubblico della promessa di matrimonio.

A Pescocostanzo, le spose tuttora ricevono dalla suocera la cannatA?ra, una collana con sfere granulate e un medaglione a ai???cammeo” in corallo.

Comunque, i vistosi orecchini sciacquajje caratterizzavano la donna maritata soprattutto del territorio frentano.

La denominazione dialettale di tali pendenti deriva dallai??i??antico termine scioccaglio, riproducevano la forma di un cerchio semilunato, con pendaglini scaramantici oscillanti allai??i??interno; nonostante lai??i??eccessiva dimensione, venivano indossati quotidianamente, anche per esercitare le presupposte, funzionalitAi?? ai???benefiche”.

Altri orecchini a navicella traforata sono le cosiddette cecquAi??je e circAi??jje che caratterizzano tuttora la produzione degli orafi di Pescocostanzo e Scanno.

Lai??i??anello, invece, veniva reciprocamente scambiato dalla coppia, al momento del fidanzamento ufficiale e le tipologie variavano a seconda del territorio. A Scanno si riscontrano ancora due modelli di antica origine: le manucce (due manine mobili che racchiudono un cuore) e la cicerchiata (una fascia granulata di arcaica matrice orientale).

Le antiche botteghe si suddividevano per gruppi familiari di cui il patriarca piA? anziano era il “maestro” e tuttora alcuni valenti orafi ne rappresentano i diretti discendenti.

Nonostante la crisi di tutte le arti applicate intervenuta negli ultimi decenni per la massiccia produzione industriale intervenuta in nome ai???dellai??i??economia di mercato” e grazie ad unai??i??appropriata ai???acculturazione” per il recupero dei valori caratterizzanti lai??i??identitAi?? del territorio, grazie anche a studi e ricerche che hanno interessato lai??i??argomento, nellai??i??ultimo periodo lai??i??oreficeria si A? rivelata protagonista di rinnovata ai???linfa” artistica.

Attualmente, operano nella regione un discreto numero di laboratori, presenti sia in centri di antica vocazione professionale, come Pescocostanzo, Scanno, Lai??i??Aquila Guardiagrele e Sulmona, che in altre localitAi?? meno storiche (come quelle costiere) ed alcuni esperti ai???maestri”, spesso, risultano impegnati anche nellai??i??insegnamento della materia presso Istituti dai??i??Arte, Accademie e Scuole dai??i??Arte Orafa, formando qualificati ai???giovani talenti”.

CiA? che qualifica e caratterizza la loro produzione A? la sintesi armoniosa tra una serie di gioielli innovativi con i modelli cosiddetti tradizionali, esemplare connubio di creativitAi?? artistica e tecnologia nel rispetto dellai??i??antico, rinnovato attraverso le modalitAi?? del contemporaneo.

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Riccio di pastorale con scena dell’annunciazione, decorato con smalti. Orafo sulmonese, fine sec. XIV; Museo Civico, Tesoro della cattedrale, Sulmona. (Foto E. Mattiocco)
pastello, 1884; coll. priv. (Foto G. Di Paolo)
olio su tela, 1883; coll. priv. (Foto G. Di Paolo)
Ciondolo apotropaico riservato alla protezione dei neonati. Pescocostanzo, metà ottocento. (Foto archv. Museo delle Genti d’Abruzzo)
Pendente cuoriforme, in filigrana, con punta “cornuta” contro il malocchio. Agnone; fine ottocento. (Foto archv. Museo delle Genti d’Abruzzo)
Collana e orecchini in corallo con la lavorazione “millefacce”, produzione tipica della manifattura dei “F.lli Migliori”, attiva a Giulianova fino agli anni trenta dello scorso secolo. (Foto A. Gandolfi)
con vistosi ornamenti in corallo, illustrazione dal vol. di Estella Canziani: “Trough the appennines and Lands of the Abruzzi”; Cambridge 1928. (Foto archv. del Museo delle Genti d’Abruzzo)
Medaglione in lamina di forma raggiata interamente decorato da volute in filigrana. Costituiva un dono riservato all’occasione nuziale come evidenziato dai cuori centrali uniti da un crescente lunare, simbolo di prospera unione. (Foto archv. Museo delle Genti d’Abruzzo)
Pettorale nuziale con festoni e medaglioni presentosa. Veniva trasmesso per generazioni e ad ogni passaggio si aggiungeva una catenella. Agnone e L’Aquila ; sec.metà ottocento. (Foto archv. Museo delle Genti d’Abruzzo)
Collana nuziale con sfere granulate a scopo scaramantico, tipo prèscine. Il medaglione con cammeo centrale in corallo è interamente realizzato in filigrana. Pescocostanzo; fine ottocento. (Foto archv. Museo delle Genti d’Abruzzo)
Grandi orecchini nuziali a navicella semilunata cesellata con estrosa decorazione a carattere magico-simbolico. Orsogna; sec. metà ottocento. (Foto archv. Museo delle Genti d’Abruzzo)
Grandi orecchini a cerchio sagomato con pendagli apotropaici oscillanti nel cavo interno. Guardiagrele, fine ‘800.
Orecchini a navicella traforata con simboli apotropaici (galletto, angeli) i pendenti sono ornati da perle scaramazze. Produzione tipica di Scanno; fine ‘800. (Foto archv. Museo delle Genti d’Abruzzo)
Anello nuziale originariamente maschile, con granulazione e filigrana, tipico del territorio scannese. Scanno; fine ottocento. (Foto archv. Museo delle Genti d’Abruzzo)